Il Giro delle Fiandre: il duello epico tra Pogacar e Van Der Poel torna a infiammare il ciclismo

Muri, fango e pavé: il Giro delle Fiandre è di ritorno, pronto a regalare emozioni e spettacolo. Questa corsa, spesso definita l’Università del ciclismo, si svolge su una distanza di ben 269 chilometri, ma è sui 19 muri che si gioca realmente la gara, testimoni silenziosi di storie di fatica e gloria. Questi muri, che sembrano cattedrali in pietra, rappresentano non solo la difficoltà del percorso, ma anche il cuore pulsante di una delle corse più iconiche del panorama ciclistico mondiale. Il clima che si respira lungo il tracciato è paragonabile a quello di un grande evento sportivo, con tifosi che si accalcano come nel Maracanà, pronti a festeggiare con birra, musica e salsicce.

Il costo della partecipazione come spettatore è altrettanto significativo: si parla di 500 euro per un posto sul famoso Kvaremont, l’ultima rampa prima del temuto Patemberg, a soli 13 chilometri dall’arrivo. Nonostante i prezzi alti, l’attrazione di questa corsa è irresistibile. “La Ronde” offre una sorta di piacere collettivo, ma per i ciclisti è una centrifuga che non lascia scampo. Vincenzo Nibali, ex campione del ciclismo, ha descritto l’esperienza di partecipare al Giro delle Fiandre come “come finire per 6 ore dentro una lavatrice”, evidenziando la durezza e l’intensità della gara.

Storia e tradizione del Giro delle Fiandre

Nato nel 1913 grazie all’idea di un giornalista, il Giro delle Fiandre è diventato una festa nazionale, un evento che attira circa un milione di spettatori, quasi un decimo della popolazione belga. Questa celebrazione del ciclismo non si è fermata nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale, dimostrando la resilienza di una tradizione che unisce la nazione. Tuttavia, dal 2012, il percorso ha subito alcune modifiche significative, con la rimozione del muro del Grammont, un cambiamento che ha suscitato nostalgie tra i puristi del ciclismo.

I favoriti di quest’anno

Con lo sguardo rivolto al presente, l’attenzione si concentra sui favoriti di quest’anno: Mathieu Van Der Poel e Tadej Pogacar. Van Der Poel, fresco vincitore della Milano-Sanremo, è un atleta che ha dimostrato di essere in forma straordinaria. Dall’altro lato, Pogacar, che ha concluso terzo nella stessa corsa, è noto per la sua determinazione e abilità nelle classiche. La rivalità tra i due ciclisti è palpabile, anche se entrambi si professano rispettosi l’uno dell’altro. Pogacar ha affermato: “Mathieu non mi ha fatto niente di male, dunque non c’è sentimento di vendetta da parte mia. Certo, sono qui per vincere”.

Questo duello promette di essere avvincente. Van Der Poel cerca di diventare il primo ciclista a vincere quattro volte il Giro delle Fiandre, avendo già conquistato la corsa nel 2020, 2022 e 2024. Nel frattempo, Pogacar, già vincitore nel 2023, è motivato a confermare la sua reputazione di “cannibale” del ciclismo. Nonostante la rivalità tra i due, c’è anche un terzo attore in gioco: Filippo Ganna, che ha dimostrato di avere una nuova dimensione anche nelle classiche, sebbene non sia un specialista del pavé.

L’importanza del Giro delle Fiandre

Il Giro delle Fiandre non è solo una gara, è un evento che rappresenta un’importante conquista nella carriera di un ciclista. Pur non essendo la corsa più antica (quel titolo spetta alla Liegi-Bastogne-Liegi), vincerla è un traguardo prestigioso che segna una stagione. L’ultimo successo italiano risale al 2019 con Alberto Bettiol, il quale quest’anno è stato costretto a ritirarsi a causa di un’infezione polmonare.

Fiorenzo Magni è stato il primo italiano a scrivere il suo nome nel palmarès del Giro delle Fiandre nel 1949, vincendo per tre volte consecutive. Magni, conosciuto come il “Leone delle Fiandre”, è diventato un simbolo di orgoglio per gli italiani all’estero, specialmente per quelli che, sette anni dopo, avrebbero vissuto la tragedia della miniera di Marcinelle. La sua storia è un perfetto esempio di come il ciclismo possa rappresentare un riscatto e una fonte di ispirazione.

Negli anni ’60, Dino Zandegù ha fatto la storia vincendo contro il temuto Eddy Merckx, mentre Gianni Bugno ha rischiato di essere beffato nel 1994, alzando le mani prima di tagliare il traguardo. Queste storie di trionfi e sconfitte si intrecciano con la cultura e la storia italiana, rendendo il Giro delle Fiandre non solo una corsa, ma un evento che celebra la resilienza, la passione e la determinazione degli sportivi. Mentre ci prepariamo a vivere un’altra edizione dell’Università del ciclismo, l’attesa per il duello tra Pogacar e Van Der Poel è palpabile, e il mondo del ciclismo è pronto a essere sorpreso.

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